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Notizie 37esima Giornata di Studio: recitare il senso
20Nov2012

37esima Giornata di Studio: recitare il senso

Si è svolta domenica la consueta Giornata di studio della Comunità Ebraica di Venezia, giunta alla sua trentasettesima edizione, un evento che ogni anno riunisce nelle sale della Comunità studiosi e semplici curiosi interessati a conoscere più a fondo le molteplici sfaccettature della cultura ebraica. Tema filo conduttore di quest’anno è stato il “recitare il senso”.

Un interessante percorso storico, artistico, ma anche cultuale e liturgico che ha posto l’attenzione sul tema della recitazione nella più ampia accezione del termine. Di certo il recitare è di sicuro il recitare teatrale, è il recitare nella vita come dissimulazione della realtà condivisa e delle proprie realtà personali, ma è anche il recitare della preghiera, del raccoglimento.

A introdurre la giornata, alla presenza dei relatori e della moderatrice Dora Levis, è stato Amos Luzzatto presidente della comunità ebraica di Venezia, nonché primo relatore, che ha relazionato sullo stage di recitazione svoltosi alla vigilia della Giornata di Studio, dedicato alla lettura di brani, frammenti dell’opera “Il processo di Shamgorod” di Elie Wiesel.

Prima del suo intervento, dedicato al “Recitare alla radio”, Luzzatto ha voluto rivolgere un pensiero alla difficile situazione in cui versa lo Stato di Israele: “Mi sembra doveroso - ha affermato Amos Luzzatto - esprimere la nostra preoccupazione per ciò che sta accadendo in Israele, uno Stato con cui siamo legati culturalmente, storicamente, socialmente e sentimentalmente, e che oggi si trova a dover affrontare una realtà dura, che spinge la popolazione a ripiegare nei bunker”.

La giornata è poi proseguita con l’intervento di Gianni de Luigi, che ha parlato della sua esperienza da regista teatrale e di come spessosi sia imbattuto lungo la sua carriera in lavori che avessero attinenza con tematiche ebraiche, in particolare con tematiche concentrazionali.

In chiusura degli interventi della mattina, Miriam Camerini ha proposto un excursus storico dalle origini del teatro ebraico, passando per la creazione dell’Habima, per il dibbuk di Bialik eseguito dal teatro Habima nell’allestimento di Evgenij Vachtangov (collaboratore di Konstantin Stanislavskij), fino al teatro ebraico moderno. L’esperienza di Habima in particolare, nacque nella Russia zarista agli inizi del Novecento, proseguì a New York per approdare alla fine degli anni ’20 a Tel Aviv sua sede definitiva, diventando successivamente la compagnia del Teatro Nazionale Israeliano.

Nel pomeriggio i lavori sono ripresi con un dialogo a due tra Amos Luzzatto e Dan Rapoport, direttore d’orchestra e clarinettista, dedicato all’espressione religiosa ebraica tra tradizione, interpretazione e recitazione, per continuare poi con l’intervento sul “significato di recitare” a cura di Walter Le Moli, direttore del corso di laurea specialistica in Scienze e tecniche del teatro alla Facoltà delle Arti presso lo Iuav di Venezia. In chiusura dei lavori lo spettacolo “Un grembo, due azioni, mille anime: Parole e musiche degli ebrei d’Italia” a cura di Miriam Camerini e di Manuel Buda. Un percorso attraverso la musica, le letture alla scoperta dell’identità più profonda degli ebrei italiani a cavallo tra nazionalismo, provincialismi e sentimento ebraico.

Michael Calimani

A breve saranno disponibili sul sito i video della Giornata

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

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