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Notizie 53a Esposizione Internazionale d'Arte, Padiglione israeliano
05Giu2009

53a Esposizione Internazionale d'Arte, Padiglione israeliano

Al via la 53a Esposizione Internazionale d’Arte presso la biennale di Venezia, diretta da Daniel Birnbaum e intitolata quest’anno “Fare mondi/Making Worlds”. In mostra fino al 22 novembre, ai giardini dell’Arsenale e in diversi spazi espositivi, le opere di artisti da tutto il mondo con ben 77 partecipazioni nazionali tra cui quella d’Israele che quest’anno propone una retrospettiva dedicata a Raffi Lavie. 

“Lavie – ha sottolineato l’ambasciatore Gidon Meir inaugurando la mostra - è la personificazione del concetto di Sabra, il nuovo nativo israeliano, il prototipo dell’eterno bambino, onesto, saggio, diretto e allo stesso tempo enigmatico”. Educatore, critico d’arte, esperto musicale, curatore, carismatica figura della scena dell’arte israeliana per quattro decenni, fino alla sua morte nel 2007, Lavie è stato influenzato da artisti del calibro di Paul Klee, Jean Dubuffet, Robert Rauschenberg e da autori locali come Aviva Uri e Arie Aroch. Per primo introdusse l'Avant garde del suo tempo in Israele adattando gli elementi tipici ad una realtà locale. Lavie fu il fondatore del gruppo “10+” che iniziò la sua attività nel 1965 in una serie di esposizioni a tema. Fu inoltre la figura chiave nello stile “Want of Matter” che si formò intorno a lui negli anni ’70 richiamandosi all’uso di materiali poco costosi come il compensato e a metodi come il collage: uno stile connesso con la città di Tel Aviv, che trasmette valori locali, urbani e secolari, incontaminati dalla narrativa di qualsivoglia ideologia. Osservando i lavori di Lavie, due qualità saltano subito all’occhio: la pittura simil-infantile e l’ossessiva cancellazione delle immagini attraverso scarabocchi, incisioni e generose pennellate di colore. Queste pratiche sono connesse alla sua duplice visione della periferia, come luogo reale e dimensione spirituale, l’atto della cancellazione e del “cominciare di nuovo” è invece direttamente collegato con l’eredità culturale di Lavie, come israeliano ed ebreo. Lavorando sulle basi di una tradizione che diffida delle immagini, Lavie è riuscito negli anni a creare un linguaggio eccentrico capace di adattarsi perfettamente alle sue esigenze e ai suoi desideri.

Michael Calimani

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

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