Vi trasmettiamo il discorso del Presidente della Comunità Ebraica di Venezia, Amos Luzzatto, in occasione delle celebrazioni per il capodanno ebraico (Rosh Hashanà).
Ebrei veneziani, quest’anno non è un compito facile quello che mi spetta: come sempre, si tratta di uno sguardo all’anno che finisce e una riflessione su quello che sta cominciando. Ma quest’anno i problemi economici e finanziari dell’Europa, i movimenti di massa che hanno investito gran parte del mondo arabo, la minaccia di un isolamento diplomatico dello Stato di Israele sembrano aggredirci quotidianamente dai giornali, dalle televisioni, dai bollettini di informazione.
Non è facile azzardare previsioni e non lo faremo certo in questa occasione. Ma sentiamo che sia nostro dovere dare una espressione al disagio, all’ansia, anche però alla ricerca e alle speranze che non possono, malgrado tutto, abbandonarci. Attenzione, però, perché, per esperienza antica, sappiamo che in frangenti come questi l’antica bestia dell’antisemitismo, pronta a presentare noi ebrei come le cause di tutti i mali, è pronta a risvegliarsi. Sarebbe una inguaribile presunzione se volessimo prospettare su due piedi le soluzioni a tutti questi problemi e alla minacce che essi comportano. Al tempo stesso, sarebbe altamente riprovevole se evitassimo di chiederci quali siano i nostri doveri, che cosa dobbiamo e possiamo fare - ma anche che cosa dobbiamo astenerci dal fare. Io credo che per prima cosa dobbiamo rafforzare la nostra solidarietà ebraica. Non soltanto su scala interna ma anche con attenzione a quanto accade al di là dei confini. Siamo stati chiamati, per esempio, ad aiutare l’Orfanotrofio ebraico di Pinsk, in Bielorussia, che è ridotto alla fame per carenza di mezzi e per una inflazione galoppante. Qualcosa abbiamo fatto, e non da soli ma assieme alla Comunità di Trieste, altro dovremo fare. Ma questo è purtroppo solo un esempio. La nostra crisi economica ha certamente indebolito la compattezza europea. Noi abbiamo i nostri organismi europei, istituiti da tempo, come lo European Jewish Congress, che ci ha abituato a ricominciare a conoscerci con gli ebrei inglesi e francesi, ma anche con quelli della Germania, dell’Ungheria, della Russia, della Romania, della Croazia; alcuni di questi sono venuti a vivere qui con noi, e, come già avvenuto in passato, a portarci esperienze inedite, scambi di tradizioni, di lingue, un allargamento del nostro orizzonte culturale. Ne parleremo più dettagliatamente nella nostra tradizionale giornata di studi. Diamo loro il nostro benvenuto, ripetendo il vecchio motto tratto dalle pagine talmudiche: kol Israel ‘arevin zè ba-zè: tutti gli ebrei sono garanti gli uni degli altri. Non intendiamo fare in questa sede i commentatori da caffè dei sommovimenti cui assistiamo sull’altra sponda del Mediterraneo. Certo, la caduta di governi tirannici può solo rallegrarci ed entusiasmarci; ma questo non genera automaticamente forme di partecipazione democratica e nuovi rapporti internazionali. Molto dipenderà dalle forze che prenderanno la guida di questo movimento spontaneo – e ancora non lo sappiamo Sarà decisiva però soprattutto l’affermazione – che auspichiamo - di un vero e profondo rispetto reciproco fra le genti, come del resto affermava già, tanti secoli fa, il nostri Profeta Mikha (4,5): kol ha’ammim yelekhu ish be-shem elohaw wa-anachnu nelekh be-shem H. Eloqenu le-‘olam wa-‘ed; ”tutti i popoli cammineranno ciascuno nel nome del suo Dio e noi procederemo nel nome del Signore nostro Dio per sempre”. Ma stiamo attenti. Questo rispetto ha come prima condizione una conoscenza reciproca, anche per imparare qualcosa gli uni dagli altri, mai per coltivare un disprezzo reciproco o peggio per considerare la terra del vicino come un tesoro da saccheggiare. Conoscersi, dunque; ma conoscere per prima cosa se stessi, senza superficialità o vanterie, cultura di spessore, dunque, non pagine di giornali. Con questo spirito abbiamo deciso di organizzare per l’anno che sta per cominciare un Seminario di Comunità, che si svilupperà lungo tre direttrici: la Storia della nostra Comunità, le opere di alcuni dei personaggi storici ebrei veneziani, infine – last but not least – l’ampio dibattito culturale che sta svolgendosi in Israele. Israele è certamente in crisi di crescenza e contemporaneamente affronta nuovi rischi e rinnovate minacce. Siamo coscienti che, dal punto di vista della Storia della cultura e della realtà ebraica – e dunque anche per noi, qui, ora –Israele è un fenomeno senza precedenti e lo stesso dibattito che vi si agita è un valore aggiunto per gli ebrei di tutto il mondo. Non basta dire questo, bisogna che anche questo dibattito venga portato fra noi, sia capito, ci arricchisca, rafforzi i nostri legami con coloro che ci vivono e che vi operano. Ripongo personalmente molte speranze in questa iniziativa. E spero anche che non vengano travasate al nostro interno le conflittualità e le divisioni che agitano la società italiana; e che nei nostri stessi dibattiti, nei confronti fra giudizi e scelte diverse, che per fortuna ci sono, si eviti di magnificare le divergenze, sottovalutando tanti contributi essenziali e mai ostentati. Mi sia concesso a questo proposito di concludere con un ringraziamento per tanto lavoro volontario e silenzioso; per un esempio fra tanti mi rifaccio a coloro che fanno il triste ma indispensabile lavoro della rechitzà delle salme. Un ultimo sentito grazie all’Ing. Mario Cherido che ci ha donato per queste giornate solenni il restauro del Midrash Cohanim.
A tutti un sentito chazaq!
Takhel shanà u-virkhotéha: che abbia inizio un anno con le sue benedizioni! Shanà tovà u-mevorèkhet
Amos Luzzatto
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