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Notizie Il coraggio di Emilia Taroli: salvò le sorelle Dina, oggi è Giusta tra le Nazioni
06Mag2013

Il coraggio di Emilia Taroli: salvò le sorelle Dina, oggi è Giusta tra le Nazioni

“Ora sarete parte della nostra famiglia, che sia benedetta la vostra entrata e protetta la vostra uscita”. Queste le parole che Emilia Taroli, in religione suor Paola, riservava alle sue giovani ospiti che nei terribili momenti dell’occupazione tedesca ricevettero rifugio presso di lei. Un’integrità morale che le è valsa l’iscrizione nel registro dei Giusti tra le Nazioni dopo una commovente cerimonia svoltasi a Vesio di Tremosine, suo paese natale alla presenza, delle autorità cittadine, di Sara Gilad, rappresentante dell’ambasciata di Israele a Roma e di Tina Dina Navarro, una delle due bambine salvate, che insieme alla sua famiglia è voluta intervenire a questo momento solenne.

Non è facile comprendere l’importanza di tale onorificenza, un tributo verso coloro, che avendo salvato degli ebrei ed essendosi schierati dalla parte della giustizia durante i giorni delle persecuzioni, vengono ora idealmente accolti in seno al popolo ebraico. Ma chi erano queste persone? Gente comune, diversa per estrazione sociale e cultura, che disobbedendo a disposizioni e leggi considerate liberticide e antidemocratiche tentarono di risanare un mondo in preda al fanatismo, che aiutarono i loro concittadini di religione ebraica procurando documenti falsi, cibo, un giaciglio per la notte. Persone rette e virtuose che nel momento più oscuro dell’umanità seppero riportare la luce.

È la storia di Emilia Taroli, che ebbe la forza di reagire e opporsi al male mostrando con i fatti, che in quegli anni in cui gli ebrei erano ignobilmente perseguitati nel silenzio dei più era ancora possibile compiere atti di estremo coraggio. La moralità non consentì a queste persone di rimanere indifferenti alla sofferenza e al dolore comprendendo che avrebbero dovuto compiere una scelta, una presa di coscienza che avrebbe determinato la differenza tra la vita e la morte di molti. La storia di cui fu protagonista suor Paola si intreccia indissolubilmente con quella di Giulio e Stella Levorato, che riceveranno la medesima onorificenza il 23 maggio a Venezia.

I Levorato si prodigarono fra il 1943 e il 1944, nel salvare la vita alla famiglia d’Angeli, ma quando la situazione sembrava essersi anche solo in parte risolta, avevano infatti trovato per loro un’altra sistemazione sicura, un’altra famiglia di veneziani chiese il loro aiuto, i Dina, alla disperata ricerca di un rifugio. I coniugi Levorato in un primo momento furono titubanti nel prestare loro soccorso, dieci persone in un’abitazione potevano attirare sospetti, poi però non se la sentirono di rifiutare e offrirono loro un nascondiglio, portando invece le due bambine, Giuseppina e Tina Dina al convento Canal al Pianto nei pressi della chiesa di Santa Giustina a Venezia, la cui madre superiora era proprio suor Paola, che non esitò un attimo ad accoglierle e a nasconderle.

“La mia famiglia - ha spiegato Paolo Navarro Dina, figlio di Tina - non può che essere grata all’abnegazione, al cuore e alla forza d’animo di suor Paola. Di certo non era l’unica a sapere. Altre religiose anonime si prestarono a quell’opera di soccorso, anche se fu lei a tenere le fila, a impegnarsi in prima persona”. Alle piccole venne chiesto di comportarsi come tutte le altre ospiti al fine di fugare ogni sospetto: da quel momento fino alla fine della guerra persero il cognome Dina e acquisirono quello di Donà.

Una storia personale che assume però un valore universale. Dopo la tragedia della Shoah il popolo ebraico e il neosorto Stato di Israele decisero di includere queste coraggiose persone nel pantheon dei loro eroi, lo Yad Vashem, l’istituto dei martiri e degli eroi dell’olocausto, affinché non venisse mai dimenticata la massima del Talmud: “Chi salva una vita, salva il mondo intero”.

Michael Calimani

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

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