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Notizie Rabì Simon: un rabbino tra enfatici encomi e ironiche caricature.
08Mag2013

Rabì Simon: un rabbino tra enfatici encomi e ironiche caricature.

Simone Calimani, uno dei più noti rabbini del Settecento veneziano, chiudeva, ormai più che ottuagenario e quasi a mo’ di testamento spirituale, il suo Esame o sia catechismo ad un giovane israelita, con il versetto di Giobbe, XXVIII, 28: “La’adam hen yr’ath ’Adonay hi’ chokhma wesur mera‘ bina”, rendendolo liberamente: “Il frutto della sapienza è il timore di D-o ed il frutto della prudenza è il ritirarsi dal male”. Lasciava, in tal modo, l’immagine di uomo saggio, stimato maestro per tanti anni nelle scuole del ghetto, autore famoso di molte opere, noto soprattutto per la prima traduzione in italiano delle Massime dei Padri, condotta con Giacobbe Saraval e data alle stampe nel 1729.

Nel 1791, Benedetto Frizzi pubblicava un celebre discorso tenuto nell’Accademia letteraria di Abramo Comondo nel quale tracciava un enfatico encomio del rabbino, consacrando in tal modo il profilo del moré tzedeq tanto diffuso ormai nella pubblica opinione. Come si sa, tuttavia, non sempre il consensus omnium è privo di qualche zona d’ombra. La fama di grande erudito, maestro di molti intellettuali anche al di fuori del ghetto, non mancò di suscitare qualche invidia e qualche ironica caricatura, ripetute anche post mortem. Nel volume di Francesco Gritti, Il Brigliadoro, del 1817, uscì infatti un vecchio sonetto di Benedetto Giovanelli intitolato “Contro certo Simone. Mal veduto dal poeta”, i cui versi sembrano fin troppo allusivi:

Se el Rabi da chi studi xe stimà
Per dir in cento modi una parola,
Xe certo che assae più meriterà
Chi ghe ne dise cento in una sola.
E se chi studia a quelo xe obligà,
Sta scienza nova gh’à da far più gola,
Perché con questo certo el troverà
La brevità che piase e che consola.
Se per esempio volé dir Simon
Grasso, gregugna, grossolan, astuto,
Superbo, mato, traditor, bufon,
Bevagno, crapulon, bestia da struto,
Dotor buziaro, putanier, poltron,
Dizé Simon che averé dito tuto.

Ebbene: chi sia quel Simone, o quel Simon, ripetuto due volte nel testo; il “gregugna”, spregevole ebreuccio d’origine greca (come spiega il Boerio); quel “Rabi” presso il quale si studia, pare non sia possibile dubitare, anche se non si è a conoscenza di quali risentimenti provasse il poeta nei confronti del maestro o per quali ragioni il Gritti abbia ripreso nel suo testo il sonetto. Certo è che non sempre allora è vero il leopardiano “Virtù viva spreziam, lodiamo estinta”: anche al celebre rabbino, sempre da tutti amato e rispettato, pare non fosse risparmiata né prima, né dopo la morte, qualche voce dissonante nel comune coro degli elogi.

U.F.

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

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