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Museo Ebraico

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Tag: Venice
28Mag2014

Gli ebrei di Venezia in omaggio alle vittime di Bruxelles: il Museo Ebraico apre contro la violenza

Domani giovedì 29 maggio dalle ore 19.30 alle ore 22.00 il Museo Ebraico di Venezia sarà aperto gratuitamente al pubblico in segno di solidarietà con la comunità ebraica del Belgio e con le famiglie delle vittime dell’attentato di Bruxelles.

A seguito del tragico evento di sabato al Museo Ebraico della capitale belga, la Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia ha rivolto ieri un appello ai Musei ebraici italiani affinché aprissero le loro porte, accogliendo gratuitamente tutta la cittadinanza in un giorno di questa settimana, immediatamente precedente a quella in cui ricorrono sia la celebrazione della festa della Repubblica nata dalla Resistenza al nazifascismo sia la Festa ebraica di Shavuot, giorno in cui venne concessa la Torah al popolo ebraico.

Il Consiglio della Comunità, affiancata da Coopculture da anni impegnata nella gestione del museo, accogliendo tale appello testimonia così nel luogo di conservazione e diffusione della storia, della identità e della cultura ebraica, la profonda solidarietà alle vittime del crimine perpetrato e il suo impegno alla costruzione di un futuro in cui libertà, giustizia e pace siano effettivamente valori condivisi non più gravemente minacciati da attentati come quello occorso a Bruxelles. Questa iniziativa si svolge in contemporanea con l'apertura dei musei ebraici di Firenze, Siena, Bologna, Livorno, Milano, Ferrara.

 

Venezia, 28 maggio 2014/ mc

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

Tags: Bruxelles Comunità Ebraica CoopCulture Jewish Community Museo Ebraico Venezia Venice

25Apr2014

25 aprile a Venezia - la 69a celebrazione ufficiale in campo di Ghetto

“È difficile pensare oggi come - solo un anno prima della Liberazione, 70 anni fa appunto - a partire dalla notte del 5 dicembre ‘43 - Venezia avesse visto la frenetica caccia agli ebrei dalle loro case e dalla Casa di ricovero, con l’arresto e la deportazione di più di duecento ebrei (che fossero vecchi, donne o bambini – anche di pochi mesi), finiti per la maggior parte nel campo di sterminio di Auschwitz. Deportazione cui i fascisti italiani diedero il loro orrendo contributo. E quanto mai incomprensibili possono apparire oggi - tra quelle atroci violenze - le vicende particolarmente odiose che videro il prelevamento dalla Casa di riposo di 21 ultrasettantenni assieme al rabbino capo della Comunità Adolfo Ottolenghi: proprio da quel campo di Ghetto, dove solo nel gennaio di quest’anno è stata posta una pietra di inciampo, a ricordo di tali tragici avvenimenti”.

Queste le parole del consigliere della Comunità Ebraica di Venezia, Enrico Levis, durante le celebrazioni per il 69° anniversario della liberazione. Liberazione che “Segnò un nuovo inizio per tutti gli italiani e che restituì a un’Italia disonorata un nuovo ruolo pieno di sogni e di speranze”.

Come ogni anno Venezia ha celebrato il 25 aprile, con una serie di iniziative organizzate dal Comune in collaborazione con le associazioni partigiane, il Comitato Coordinamento associazioni combattentistiche e d’arma, l’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea e la Comunità ebraica di Venezia. Tra le tante attività che ogni anno vengono organizzate anche il consueto percorso della memoria con la tradizionale deposizione delle corone di alloro davanti ai monumenti ai caduti per la libertà contro il nazifascismo: partito da Campo San Canciano, il corteo, composto da cittadini comuni e cappeggiato da una delegazione di partigiani, ha visitato le lapidi commemorative poste sulle case di sette martiri veneziani per la resistenza: Bruno Crovato, Luigi Borgato, Giuseppe Tramontin, Ubaldo Belli, Piero Favretti, Augusto Picutti, Manfredi Azzarita.

Una giornata per consolidare gli ideali di libertà e rispetto del prossimo culminata in Campo di Ghetto Nuovo per l’alzabandiera e la commemorazione ufficiale alla presenza del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, dell’assessore Tiziana Agostini e di Lia Finzi, presidente ANPI Sette Martiri Venezia.

La cerimonia è stata preceduta dal concerto degli studenti delle scuole medie inferiori e superiori del territorio veneziano, “Dante Alighieri” e “Marco Polo”.

Per l’intervento integrale del consigliere Enrico Levis:

http://jvenice.org/it/home/item/celebrazioni-del-25-aprile-una-liberazione-che-diede-nuova-speranza-all-italia

 

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Tags: 25 aprile Comunità Ebraica Enrico Levis Giorgio Orsoni Jewish Community liberazione Venezia Venice

25Apr2014

Celebrazioni del 25 aprile: Una liberazione che diede nuova speranza all'Italia

Di seguito il testo integrale del discorso tenuto, in occasione del 25 aprile, dal consigliere della Comunità Ebraica di Venezia con delega alla cultura, Enrico Levis, intervenuto questa mattina in Campo del Ghetto, al termine del percorso della memoria.

Celebriamo qui assieme - oggi - i 69 anni dalla Liberazione dal giogo della dittatura. Liberazione che segna un nuovo inizio per tutti gli italiani e che restituisce ad un’Italia disonorata un nuovo ruolo pieno di sogni e di speranze.

Un inizio pieno di speranze, essendo stata veramente la Resistenza una lotta di popolo, senza distinzioni sociali, con una partecipazione attiva alla vita della collettività: il che non era stato invece per il periodo intercorso tra la realizzazione dell’unità italiana e la prima guerra mondiale.

Una partecipazione difficile da pensare oggi - con l’attuale crisi radicale della politica e, spesso, la mancanza di una qualche profondità storica che vada al di là di un piatto conformismo mediatico per il quale tutto appare sfumato o indistinto – tanto più dopo che una certa retorica resistenziale adottata da tanta parte dell’Italia postbellica aveva dovuto quasi compensare l’assenza di un autentico reale rinnovamento nella vita civile.

Per questo ancor più difficile può essere pensare oggi come - solo un anno prima della Liberazione, 70 anni fa appunto - a partire dalla notte del 5 dicembre ‘43 - Venezia avesse visto la frenetica caccia agli ebrei dalle loro case e dalla Casa di ricovero, con l’arresto e la deportazione di più di duecento ebrei (che fossero vecchi, donne o bambini – anche di pochi mesi), finiti per la maggior parte nel campo di sterminio di Auschwitz. Deportazione cui i fascisti italiani diedero - è giusto ricordarlo qui - il loro orrendo contributo.

E quanto mai incomprensibili possono apparire oggi - tra quelle atroci violenze - le vicende particolarmente odiose che - nell’agosto ’44 - videro il prelevamento dalla Casa di riposo di 21 ultrasettantenni assieme al rabbino capo della Comunità Adolfo Ottolenghi: proprio da questo campo di Ghetto, dove solo nel gennaio di quest’anno è stata posta una pietra di inciampo, a ricordo di tali tragici avvenimenti.

E il 25 aprile 1945 - con il ritorno frastornato e dolente della pace e della libertà – per la Comunità ebraica poteva iniziare finalmente una riaggregazione del tessuto sociale e dell’impalcatura politico-istituzionale, sia pure in un impervio cammino di reintegrazione nella vita civile e democratica, dopo che – con le leggi razziali del ’38 - ne erano stati sradicati.

I testimoni diretti di tali avvenimenti non ci sono più. Alla ricerca di ricostruire le esperienze di allora - oltre a tornare, come oggi, sui luoghi degli eventi - possiamo però volgerci alla letteratura - ad es. ad autori anti-retorici e classici come Italo Calvino o Luigi Meneghello che, mossi da una simile tensione etica, ci possono illuminare su quegli anni bui, aiutandoci a conoscerli e comprenderli con uno scrupolo storico e - sovente - un linguaggio ricco di poesia.

Sono queste le letture che preferiamo, rispetto ai tentativi recenti di delegittimare la figura di Primo Levi e la sua esperienza come partigiano. Tentativi simili sembrano, ahimè!, corrispondere all’attuale smania editoriale di rimpicciolire tutto, a partire - purtroppo - dal testimone/simbolo della deportazione degli ebrei italiani e - più in generale - della letteratura civile.

E’ Levi stesso a fornirci d’altra parte le notizie essenziali circa i primi difficili tentativi di aggregazione di una delle piccole formazioni passate alla clandestinità cui lui stesso si unì prima di venire catturato, ed avviato successivamente al campo di Fossoli e, quindi, di Auschwitz.

Per questo – al di là delle parole, a volte fuorvianti – quanto mai significativa mi sembra invece l’odierna partecipazione corale di tanti studenti delle Scuole veneziane che - con i loro canti - possono indicare in maniera diversa una strada comune da riagganciare e da riprendere, aiutando anch’essi a conoscere e rivivere una stagione tanto travagliata, in una generosa unione di intenti che dia voce e spessore alla fatica di un percorso pieno di drammi e di incertezze.

Enrico Levis, consigliere della Comunità Ebraica di Venezia

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Tags: 25 aprile Comunità Ebraica Enrico Levis Ghetto di Venezia Jewish Community Venezia Venice

12Gen2014

Posate le prime 12 pietre d'inciampo a Venezia

Dodici pietre d'inciampo per non dimenticare odio e intolleranza. Sono le Stolpersteine, piccole targhe d'ottone della dimensione di un sampietrino realizzate dall’artista tedesco Gunter Demnig a ricordo dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.

"Non è certamente la gioia - ha ricordato Demnig - il sentimento che mi spinse a iniziare il progetto delle pietre di inciampo. Ma ogni pietra che viene aggiunta è per me un enorme piacere.  Ad oggi sono 44 mila le pietre depositate dalla Norvegia all’Italia, dalla Francia alla Russia".

 

Oggi alle 11 in campo di Ghetto Nuovo la cerimonia commemorativa per la posa delle prime 12 pietre a chiusura di un percorso che da campo SS. Apostoli, al civico 4470, dove l'artista ha collocato la prima pietra, è proseguito in Rio Terà della Maddalena, Fondamenta dei Mori, Ghetto Vecchio per arrivare infine davanti alla Casa Israelitica di Riposo, luogo da cui vennero deportati 21 ospiti verso i lager nazisti.

Presenti alla cerimonia oltre all'artista, a Marco Borghi dell'Iveser e Sabine Meine del Centro Tedesco di Studi Veneziani, il presidente del Consiglio Comunale di Venezia, Roberto Turetta, l'assessore comunale alle Attività culturali, Angela Giovanna Vettese, il presidente della Comunità Ebraica di Venezia, Paolo Gnignati. Erano presenti anche Stefano Beltrame, consigliere diplomatico della Regione Veneto, la soprintendente per i Beni Architettonici e Artistici di Venezia, Renata Codello, e una rappresentanza dell'associazione Rom Kalderash.

"Questo è un punto di arrivo, ma anche di partenza - ha ricordato il presidente Turetta - nelle prossime riunioni del coordinamento valuteremo le modalità per portare avanti questo progetto. Nei prossimi 5 anni contiamo di ultimare la deposizione di tutte le pietre di inciampo".

Favorevole fin da subito a questo progetto la Soprintendenza: "Trasformare la memoria e la commemorazione in un’azione attiva - ha spiegato Renata Codello - è l’occasione per un ulteriore coinvolgimento e una più ampia riflessione su ciò che è accaduto".

Dello stesso avviso anche Stefano Beltrame, che ha spiegato come le pietre parlino e raccontino già molto senza dover per forza cadere nella retorica.

Non solo il ricordo degli anziani della Casa Israelitica di Riposo, nell'intervento di Paolo Gnignati, presidente della Comunità Ebraica di Venezia, che ha voluto ricordare anche Ugo Beniamino Levi, impiegato della Comunità, persona mite travolta come tanti altri dalla tragedia: "La memoria è fatta di cose concrete, di persone, di ricordi. Le generalizzazioni ci portano ad astrarre. Nel momento in cui con la coscienza ripercorriamo invece la storia delle singole persone dietro ogni tragedia c’è una singola scelta. La giornata della memoria, che non è degli ebrei, ma della comunità civile fatta di tante associazioni e istituzioni, è un momento di riflessione e di “inciampo” su quello che è successo. Dalla concretezza degli atti di distruzione e di aiuto si deve ricomporre una via per affrontare il presente.  Noi abbiamo l'obbligo del ricordo, ma non ricordiamo per compassione, questo sentimento è distante dal senso del nostro essere qui come ebrei italiani, componente integrante di questa comunità civile".

Le pietre d’inciampo - ha affermato Marco Borghi, direttore dell'Iveser - sono la sintesi e la risposta di una città come la nostra che nel momento giusto è sempre capace di scendere in campo per ribardire che la storia di ieri non deve ripetersi. Queste pietre raccontano la storia di individui, ma ci insegnano soprattutto che le comunità possono essere forti solo avendo memoria.

A seguire l'intervento dell'assessore comunale alle Attività culturali Angela Giovanna Vettese a nome del Comune: "Ricordo un discorso di Bertrand Russell del 1959, gli venne chiesto cosa sarebbe stato importante per sopravvivere nei secoli a venire. Egli affermò che i fatti devono essere conosciuti, rispettati e su di essi basati i nostri giudizi. Le pietre d’inciampo sono un modo per raccontare fatti avvenuti, piccoli e singoli che però insieme raccontano ciò che deve rimanere nella nostra memoria".

L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione Comunale di Venezia, Centro Tedesco di Studi Veneziani, Comunità Ebraica di Venezia, Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser) in collaborazione con Insula, apre le manifestazioni dell’edizione 2014 del “Giorno della Memoria” di Venezia che culmineranno il 26 gennaio alle 11 con la cerimonia cittadina al Teatro Malibran.


Venezia, 12 gennaio 2014/ mc

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Tags: Angela Vettese Comunità Ebraica Ghetto di Venezia Giorno della Memoria Giuliano Coen Jewish Community Paolo Gnignati pietre d'inciampo Roberto Turetta Venezia Venice

19Dic2013

Comunità Ebraica di Venezia: Paolo Gnignati alla presidenza

Paolo Gnignati è il nuovo presidente della Comunità ebraica di Venezia. La sua nomina è avvenuta nel corso della prima riunione di Consiglio dopo le elezioni del 15 dicembre scorso. In occasione della consultazione elettorale Paolo Gnignati aveva ottenuto il numero più alto di consensi.

Gnignati ha poi presentato la sua proposta per l’elezione dei membri di giunta, accettata dal Consiglio all’unanimità. Ad affiancarlo saranno Giuseppe Gesuà sive Salvadori, nella veste di vicepresidente, ed Enrico Levis come terzo membro di giunta. Il Consiglio va a completarsi con la presenza di Giuliano Coen, Sandra Levis, Paolo Navarro Dina e Gaia Ravà.

Responsabilità e cooperazione i concetti chiave espressi dall’intero Consiglio e richiamati in varie battute anche dal presidente: “Lo spirito politico con cui noi dobbiamo apprestarci a lavorare - ha detto in sintesi il presidente - è di coinvolgere più persone possibili, a partire dai candidati non eletti che hanno già espresso la volontà di collaborare. Il mio impegno sarà di svolgere con equilibrio e con responsabilità questo ruolo che, sebbene con caratteristiche e profili diversi, tutti i miei predecessori hanno svolto sempre con responsabilità ed attenzione. Mi sono candidato alla carica di consigliere per dare un apporto a questa Comunità. Con questo spirito accetto ora la presidenza, con l’auspicio di poter nei prossimi anni costruire insieme a voi qualcosa di concreto per la continuità di questa Comunità”.

Venezia, 19 dicembre 2013/ mc

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08Mag2013

Rabì Simon: un rabbino tra enfatici encomi e ironiche caricature.

Simone Calimani, uno dei più noti rabbini del Settecento veneziano, chiudeva, ormai più che ottuagenario e quasi a mo’ di testamento spirituale, il suo Esame o sia catechismo ad un giovane israelita, con il versetto di Giobbe, XXVIII, 28: “La’adam hen yr’ath ’Adonay hi’ chokhma wesur mera‘ bina”, rendendolo liberamente: “Il frutto della sapienza è il timore di D-o ed il frutto della prudenza è il ritirarsi dal male”. Lasciava, in tal modo, l’immagine di uomo saggio, stimato maestro per tanti anni nelle scuole del ghetto, autore famoso di molte opere, noto soprattutto per la prima traduzione in italiano delle Massime dei Padri, condotta con Giacobbe Saraval e data alle stampe nel 1729.

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30Apr2013

Rav Israel Meir Lau in visita al Museo Ebraico di Venezia e alle sinagoghe

Rav Israel Meir Lau, che presenzierà a un matrimonio nella sinagoga spagnola di Venezia, ha voluto visitare il Museo ebraico e le sinagoghe, accompagnato dal Rabbino capo di Venezia, Rav Ghili Benyamin e dal vicepresidente della Comunità, Corrado Calimani. Rav Lau, rabbino capo di Tel Aviv, ha ricoperto dal 1993 al 2003 il ruolo di Rabbino Capo ashkenazita d'Israele.

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25Apr2013

25 aprile a Venezia - le celebrazioni ufficiali in campo di Ghetto

“Combattere i totalitarismi, combattere gli slogan facili, le schematizzazioni del pensiero, gli arruffa popoli è una lotta che non finisce mai. La lotta per la libertà è una battaglia da portare avanti giorno per giorno senza mai stancarsi”. Con questo monito il presidente della Comunità Ebraica di Venezia, Riccardo Calimani ha voluto celebrare il 68° anniversario della liberazione, davanti al corteo riunitosi in campo di Ghetto nuovo.

Una giornata per consolidare gli ideali di libertà e rispetto del prossimo, con una serie di iniziative organizzate dal Comune di Venezia in collaborazione con le associazioni partigiane, il Comitato Coordinamento associazioni combattentistiche e d’arma, l’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea e la Comunità Ebraica di Venezia. Tra le tante attività anche il consueto percorso della Memoria con la tradizionale deposizione delle corone di alloro davanti ai monumenti ai caduti per la libertà contro il nazifascismo.

A conclusione dell’itinerario, la tappa in Campo di Ghetto Nuovo per l’alzabandiera e la commemorazione ufficiale alla presenza, del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, dell’assessore Tiziana Agostini, del prefetto, Domenico Cuttaia e del professor Mario Isnenghi, presidente dell'Iveser. La cerimonia è stata preceduta dal concerto degli studenti delle scuole medie inferiori e superiori del territorio veneziano, “Dante Alighieri”, “Giovanni XXIII” e “Marco Polo”.

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20Nov2012

37esima Giornata di Studio: recitare il senso

Si è svolta domenica la consueta Giornata di studio della Comunità Ebraica di Venezia, giunta alla sua trentasettesima edizione, un evento che ogni anno riunisce nelle sale della Comunità studiosi e semplici curiosi interessati a conoscere più a fondo le molteplici sfaccettature della cultura ebraica. Tema filo conduttore di quest’anno è stato il “recitare il senso”.

Scritto da Redazione, Pubblicato in Notizie

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