Giovedi, Luglio 27, 2017 /
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La peste e la ripresa del Ghetto

La peste e la ripresa del Ghetto

L'isolamento e le norme igieniche (richieste per motivi rituali) ritardarono ma non impedirono il dilagare della peste nel Ghetto. Nel cimitero del Lido, una lapide indica la sepoltura cumulativa di quel flagello: Hebrei 1631. Passata la peste, che causò 50 mila morti a Venezia su 150 mila abitanti, la città uscì prostrata anche economicamente.

Il ghetto si riprese, però, relativamente in fretta: la popolazione aumentò nuovamente, grazie a un flusso di ebrei dall’Europa orientale in fuga dai massacri dei cosacchi, e all’apertura nel 1633 di una nuova area, il cosiddetto Ghetto Novissimo, dove andarono ad abitare ricche famiglie levantine e ponentine. In realtà la decisione dei Cinque Savi alla Mercanzia di predisporre dignitose possibilità residenziali per attirare in laguna nuovi gruppi ebraici sefarditi, fu spinta dalla necessità di ridare linfa all’economia veneziana.

Non bastarono, tuttavia, le ricchezze dei mercanti sefarditi, né le flotte dei Treves e dei Vivante: le guerre contro i turchi dissanguarono definitivamente le risorse della Dominante, mentre le scoperte geografiche, spostando i commerci dal Mediterraneo all’Atlantico, trasformarono Venezia inesorabilmente in un centro finanziario periferico.

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