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La stampa ebraica e il rogo dei Talmud

La stampa ebraica e il rogo dei Talmud

Nello stesso anno in cui gli Ebrei furono chiusi nel Ghetto (1516) cominciò a fiorire a Venezia la stampa ebraica che andò acquistando sempre maggior importanza fino ai primi decenni del ‘600 quando cominciò a decadere per vari motivi e le tipografie di Amsterdam e di altre città tolsero questo primato.

Esperti stampatori tedeschi, cacciati dai loro Paesi, si erano fermati a Venezia, grande centro dell’editoria internazionale sin dalla fine del ‘400, e non potendo aprire botteghe in proprio erano entrati in quella di Daniel Bomberg, un commerciante di Anversa che fu il fondatore della stampa ebraica a Venezia e il più celebre editore cristiano di libri ebraici.

Bomberg pubblicò, oltre a vari formulari di preghiera, l’edizione integrale del Talmud babilonese e di quello palestinese, e le tre edizioni della Bibbia rabbinica con il commento (masorà) maggiore e minore. Altre tipografie, cessata l’attività di Bomberg, continuarono a stampare testi ebraici: da Marco Antonio Giustiniani ad Alvise Bragadin, a Giovanni Gara e altri che divennero ben presto rivali fra di loro. Una disputa per ragioni commerciali fra Giustiniani e Bragadin venne trasformata dalla Curia romana, cui i contendenti si erano rivolti, in un’accusa di aver stampato un libro eretico, cioè il Talmud, pieno di bestemmie contro Dio.

Il 12 agosto 1553 papa Giulio II ordinò la distruzione del Talmud e il 21 ottobre successivo, un sabato, per ordine del Consiglio dei Dieci fu fatto “un bel rogo” di tutti i libri di argomento talmudico in Piazza San Marco, mentre altri libri ebraici furono bruciati nel 1568. In seguito fu nuovamente concessa la stampa di libri ebraici, previa censura, cioè quella “licenza dei Superiori” che troviamo in tutti i libri ebraici stampati a Venezia dalla seconda metà del ‘500: ma ormai il periodo d’oro della stamperia ebraica a Venezia era tramontato ed altre città, soprattutto Amsterdam, le avevano tolto il primato.

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