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Levantini e Ponentini

Levantini e Ponentini

Nel 1541, si decretò la reclusione, nell’area attigua del Ghetto Vecchio, di ebrei levantini, gruppo eterogeneo, benestante, composto da mercanti dell’impero ottomano e da altri scampati alla cacciata dalla penisola iberica (1492). In quegli anni Venezia stava vivendo una difficile congiuntura economica che seguiva la fine della guerra contro i turchi (1537-40): era diminuito il volume d’affari con il levante, mentre emergeva la concorrenza del porto di Ancona. Perciò gli ebrei levantini apparivano ai Cinque Savi alla Mercanzia (la magistratura preposta al settore mercantile) come una vera e propria ancora di salvezza.

Si ampliò il ghetto, che inglobò orti e poche case, con modalità in parte diverse rispetto a quanto era avvenuto con gli ashkenaziti. C’era l’obbligo del segno, ma i levantini non si occupavano né di prestito né di strazzarìa: i loro soggiorni in ghetto erano brevi (inizialmente quattro mesi, poi fino a due anni), e per molto tempo fu vietato loro di condurvi le famiglie.

I mercanti portavano con sé abitudini orientali, pregavano alla turchesca, come racconta Leon da Modena, e indossavano turbanti; le loro donne esibivano vesti fastose, berretti alti e rigidi con ornamenti in pietre, costosi gioielli, in contrasto con le modeste abitudini degli ebrei tedeschi.

Con l’arrivo nel 1589 della cosiddetta nazione ponentina (ebrei sefarditi marrani), il ghetto di Venezia assunse la configurazione definitiva con i banchi di pegno e i negozi di strazzarìa nel grande campo, le sinagoghe e le casetorri e i palazzetti più eleganti dei levantini. Nel Ghetto Novo, lo spazio risultò presto insufficiente (vi erano solo due metri quadri per abitante): le case furono perciò frazionate con tramezzi di legno, si elevarono gli edifici fino a raggiungere i nove piani, creando i primi grattacieli del Cinquecento.

Ogni nazione edificò la propria sinagoga, mimetizzata all’esterno ma impreziosita all’interno con una vera e propria gara fra i diversi gruppi (che mantennero sempre riti separati). Malgrado i pesanti condizionamenti fiscali ed economici, la comunità venne assumendo un ruolo sempre più importante per la Serenissima: il ghetto era un centro commerciale utile non solo agli ebrei residenti o stranieri, ma agli stessi cristiani, che tutte le mattine, all’apertura dei cancelli, si riversavano nelle sue calli.

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